(Anche se il reato è procedibile d’ufficio)
La giustizia riparativa non è un “favore” concesso dal giudice, ma uno strumento previsto dall’ordinamento che può incidere concretamente sull’esito del processo. E se il giudice nega l’accesso al percorso? La risposta è chiara: quel diniego è impugnabile.
A stabilirlo sono le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con la sentenza n. 5166/2026, che ha chiarito un punto fondamentale per la difesa e per le parti coinvolte nel procedimento penale.
Il principio affermato dalla Cassazione
La Suprema Corte ha stabilito che:
Il provvedimento con cui il giudice di merito rigetta la richiesta di invio al Centro per la giustizia riparativa è impugnabile con l’appello o con il ricorso per Cassazione unitamente alla sentenza conclusiva del grado, indipendentemente dal regime di procedibilità del reato
Tradotto in termini pratici:
non conta se il reato sia procedibile a querela o d’ufficio. Il diniego può sempre essere sottoposto al vaglio del giudice dell’impugnazione.
Perché è una decisione importante?
La giustizia riparativa può avere effetti molto concreti:
- incidere sulla punibilità,
- condurre a una valida rimessione di querela,
- influenzare il trattamento sanzionatorio,
- favorire una definizione più equilibrata del conflitto.
Negare l’accesso al percorso significa potenzialmente incidere su questi effetti. Per questo motivo il provvedimento non può rimanere “blindato”.
La distinzione operata dalla Cassazione
Le Sezioni Unite hanno individuato due ipotesi operative :
- Se il buon esito del percorso riparativo può condurre a una valida rimessione di querela
→ la sentenza di appello deve essere annullata integralmente, poiché l’esito estintivo rientra tra le possibilità aperte dal corretto accesso al programma. - Se il percorso non può incidere sulla procedibilità (reati procedibili d’ufficio)
→ l’annullamento riguarda il solo trattamento sanzionatorio, l’unico profilo condizionabile dall’esito positivo del percorso riparativo.
In entrambi i casi, però, il diniego è sindacabile.
Implicazioni pratiche per la difesa
Per l’avvocato penalista questo principio apre uno spazio tecnico importante:
- il rigetto non è una decisione definitiva;
- può essere inserito tra i motivi di impugnazione;
- può incidere sull’intero impianto della sentenza o almeno sulla pena.
In un sistema che punta sempre più su strumenti alternativi e su una giustizia meno meramente afflittiva, la giustizia riparativa diventa una leva strategica, non solo un’opzione simbolica.
Conclusione
La pronuncia delle Sezioni Unite rafforza il ruolo della giustizia riparativa nel processo penale e tutela il diritto delle parti a vedersi riconosciuta la possibilità di accedere a un percorso che può cambiare l’esito del giudizio.
Il messaggio è chiaro:
se il giudice dice “no”, la parola non è necessariamente l’ultima.
E nel processo penale, come sappiamo bene, l’ultima parola può fare tutta la differenza.







