La dipendenza digitale nei minori non è più soltanto una questione educativa o sociale, ma sta assumendo una rilevanza giuridica concreta.
Negli ultimi anni, la giurisprudenza ha iniziato a riconoscere come l’uso patologico di dispositivi digitali possa incidere gravemente sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale dei bambini e degli adolescenti.
Una recente ordinanza del Tribunale per i Minorenni di Milano ha segnato un punto di svolta, qualificando la dipendenza digitale come una condizione idonea a compromettere il benessere del minore, al pari di altre forme di disagio psico-educativo. In presenza di un utilizzo compulsivo e disfunzionale di smartphone e device, il giudice può intervenire adottando misure di protezione anche incisive, qualora risulti pregiudicato l’interesse del minore Dipendenza-digitale-minorile-i.
Il provvedimento si fonda su un principio chiaro: il diritto del minore a una crescita sana e armonica prevale su ogni altra valutazione. Quando la dipendenza digitale determina isolamento sociale, abbandono scolastico, aggressività o instabilità emotiva, l’intervento dell’autorità giudiziaria non ha finalità punitive, ma preventive e rieducative.
Il diritto di famiglia, in questa prospettiva, dimostra la propria capacità di adattarsi ai mutamenti culturali e tecnologici, riconoscendo che la tutela del minore oggi passa anche dal governo dell’iperconnessione.
Il messaggio che emerge è netto: la tecnologia non è di per sé un nemico, ma deve essere regolata quando diventa un fattore di rischio per la personalità in formazione.







