🛃 La mia reputazione online è rovinata: posso cancellare tutto da internet?

Recensioni, vecchie notizie, post e risultati di Google. La rete ricorda quasi tutto, ma anche la memoria digitale ha dei limiti.

Scrivi il tuo nome su Google.

Lo abbiamo fatto tutti almeno una volta.

I primi risultati sono normali.

Profilo professionale.

Social.

Qualche fotografia.

Poi compare quel link.

Una vecchia notizia.

Un post.

Una recensione.

Un contenuto che racconta una versione di te che non riconosci più.

Oppure, peggio, qualcosa di falso.

Il problema è che internet non dimentica facilmente.

Una notizia pubblicata dieci anni fa può comparire oggi davanti a un cliente, a un datore di lavoro o a una persona che ti ha appena conosciuto.

La domanda è inevitabile:

“Posso farla sparire?”

La risposta è: in alcuni casi sì.

Ma “cancellare internet” e tutelare la propria reputazione online sono due cose molto diverse.

La risposta in 30 secondi

Se online esistono contenuti falsi, diffamatori, illeciti, non aggiornati o non più pertinenti, puoi avere diversi strumenti di tutela.

Puoi chiedere:

  • la rimozione del contenuto;
  • la rettifica;
  • l’aggiornamento;
  • la cancellazione dei dati;
  • la deindicizzazione dai motori di ricerca.

Ma non esiste un diritto generale a cancellare qualsiasi notizia che non ci piace.

La reputazione personale deve essere bilanciata con altri diritti, tra cui la libertà di espressione e il diritto di cronaca.

Cos’è la reputazione online?

È l’immagine che internet restituisce di una persona o di un’azienda.

Recensioni.

Articoli.

Commenti.

Fotografie.

Video.

Profili social.

Risultati dei motori di ricerca.

Il problema è che la reputazione digitale spesso viene costruita anche da contenuti pubblicati da altri.

E un singolo risultato negativo può assumere un peso enorme.

Non perché sia necessariamente vero.

Ma perché è visibile.

Se una notizia è falsa posso chiederne la rimozione?

Certamente puoi contestarla.

La diffusione di informazioni false e lesive della reputazione può integrare una responsabilità civile e, in determinate condizioni, anche il reato di diffamazione.

Ma bisogna agire con metodo.

Il primo passo è conservare la prova del contenuto.

Screenshot.

URL.

Data.

Profilo che ha pubblicato il contenuto.

Eventuali condivisioni.

Internet cambia rapidamente.

Il post che oggi è visibile domani potrebbe essere cancellato.

E con lui potrebbe scomparire una parte importante della prova.

Una recensione negativa è diffamazione?

No.

Non automaticamente.

Tutti abbiamo diritto di esprimere un’opinione critica.

Un cliente può raccontare una propria esperienza negativa.

Può dire di non essere soddisfatto.

Può criticare un servizio.

La situazione cambia quando la recensione contiene:

  • fatti falsi;
  • accuse inventate;
  • insulti gratuiti;
  • espressioni finalizzate esclusivamente a screditare la persona o l’attività.

Scrivere:

“Non mi sono trovato bene”

è una cosa.

Scrivere:

“Sono dei truffatori”

è decisamente un’altra.

La libertà di critica non è un lasciapassare per attribuire reati a qualcuno senza alcuna base.

E se la notizia è vera ma molto vecchia?

Qui entra in gioco il diritto all’oblio.

Il GDPR riconosce, all’art. 17, il diritto alla cancellazione dei dati personali in determinate condizioni.

Ma il diritto all’oblio non è un gigantesco tasto “reset”.

Negli ultimi anni i giudici hanno ribadito la necessità di bilanciare diversi elementi.

Conta il tempo trascorso.

Conta l’interesse pubblico attuale.

Conta il ruolo della persona coinvolta.

Conta la correttezza e l’attualità dell’informazione.

Una vecchia notizia vera può diventare, con il passare degli anni, non più pertinente rispetto alla situazione attuale della persona.

Ma non accade automaticamente.

Cancellazione e deindicizzazione sono la stessa cosa?

No.

Ed è una distinzione fondamentale.

Cancellare un contenuto significa rimuoverlo dal sito sul quale è pubblicato.

Deindicizzare significa impedire, in determinate condizioni, che quel contenuto venga facilmente trovato attraverso una ricerca associata al nome della persona.

L’articolo può quindi restare nell’archivio di un giornale ma non comparire più immediatamente digitando nome e cognome su un motore di ricerca.

È uno degli strumenti più importanti nella tutela della reputazione digitale.

Il Garante per la protezione dei dati personali definisce il diritto all’oblio come una forma rafforzata del diritto alla cancellazione dei dati personali.

Google è responsabile dei risultati?

Il motore di ricerca svolge un ruolo centrale nella diffusione delle informazioni.

Proprio per questo è possibile presentare richieste di deindicizzazione quando ricorrono i presupposti previsti dalla normativa.

La richiesta deve essere motivata.

Non basta scrivere:

“Quell’articolo mi dà fastidio.”

Bisogna spiegare perché il trattamento dei dati non sia più giustificato.

Ad esempio perché l’informazione è:

  • non più pertinente;
  • non aggiornata;
  • eccessiva;
  • inesatta;
  • priva di un interesse pubblico attuale.

La giurisprudenza più recente continua a ribadire che la deindicizzazione richiede un bilanciamento concreto e che anche un ritardo ingiustificato nella gestione del diritto all’oblio può assumere rilievo sul piano risarcitorio.

E i vecchi procedimenti penali?

È uno dei temi più delicati.

Una persona può essere stata indagata e successivamente archiviata.

Oppure assolta.

Eppure, digitando il suo nome online, può continuare a comparire soltanto la notizia iniziale dell’indagine.

Internet racconta l’inizio della storia.

Ma non il finale.

L’ordinamento ha introdotto strumenti specifici anche in materia di deindicizzazione delle notizie relative a procedimenti penali conclusi favorevolmente.

La tutela, però, deve essere richiesta e gestita correttamente.

Posso chiedere un risarcimento?

In presenza di una lesione della reputazione o di un trattamento illecito dei dati personali può essere valutata anche una richiesta risarcitoria.

Attenzione però.

Il danno non è sempre automatico.

È necessario dimostrare concretamente la lesione subita e il collegamento con il comportamento illecito.

La permanenza online di un contenuto può incidere sulla vita professionale, personale e relazionale.

Ma ogni situazione deve essere provata e analizzata nel caso concreto.

L’errore che fanno quasi tutti

Rispondere immediatamente.

Una recensione negativa?

Replica furiosa.

Un post offensivo?

Commento pubblico.

Una notizia falsa?

Discussione sui social.

Il risultato?

Il contenuto riceve nuove interazioni.

L’algoritmo lo considera interessante.

E gli regala ancora più visibilità.

Prima di rispondere, bisogna conservare le prove e scegliere una strategia.

A volte il silenzio pubblico accompagnato da un intervento legale è molto più efficace di cento commenti.

Il consiglio de Il Legale

Controlla periodicamente la tua presenza online.

Cerca il tuo nome.

Verifica i risultati.

Se gestisci un’azienda, controlla recensioni e profili.

Quando individui un contenuto problematico:

  1. conserva la prova;
  2. identifica la fonte;
  3. evita reazioni impulsive;
  4. valuta la natura del contenuto;
  5. scegli lo strumento giuridico corretto.

Diffida.

Richiesta di rimozione.

Rettifica.

Deindicizzazione.

Segnalazione alla piattaforma.

Reclamo al Garante.

Azione giudiziaria.

Non esiste una soluzione unica.

Esiste la soluzione adatta al problema.

In sintesi

  • La reputazione online è giuridicamente tutelata.
  • Non ogni recensione negativa è diffamatoria.
  • I contenuti falsi o illeciti possono essere contestati.
  • Il diritto all’oblio non consente di cancellare automaticamente qualsiasi notizia sgradita.
  • Cancellazione e deindicizzazione sono strumenti diversi.
  • Anche vecchie notizie vere possono perdere attualità e pertinenza.
  • Prima di agire è fondamentale conservare le prove.

Internet racconta una versione sbagliata di te?

Un contenuto online può restare visibile per anni.

Ma questo non significa che debba restare visibile per sempre.

Il Legale offre consulenza in materia di reputazione digitale, diritto all’oblio, privacy, diffamazione online e tutela dei contenuti sul web.

Analizziamo il problema e individuiamo la strategia più efficace.

Perché internet ha una memoria molto lunga.

Il diritto, fortunatamente, sa quando è il momento di chiedergli di dimenticare.

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